Cos’è il razzismo di Stato

Marco Gabbas, nuorese, Dottore di Ricerca in Storia, ci propone un argomento sicuramente poco noto ma sicuramente importante, quello del razzismo di Stato.

Intervista di Franco Pisanu trasmessa da Radio Barbagia il 7 luglio 2022

D. Gabbas, che cosa è il razzismo di Stato?
R. Per capire cos’è il razzismo di Stato bisogna partire da ciò che gli italiani solitamente considerano razzismo. Gli italiani si riferiscono al razzismo popolare, nella società. Un esempio è un italiano che offende un immigrato per strada senza motivo. Razzismo di Stato, invece, significa discriminazioni attuate dalle istituzioni. Queste discriminazioni sono basate sul principio della cittadinanza, cioè su un marchio che tutti ci portiamo dalla nascita senza poterlo scegliere. In Italia, i cittadini europei non sono discriminati. Tutti i cittadini non europei, invece, vengono discriminati, anche se sono sposati con italiani. Questa discriminazione è necessaria per disporre di una massa di immigrati sfruttabili e ricattabili, che devono fare per pochi soldi i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Per passare agli esempi concreti, tutti i non europei devono chiedere un permesso di soggiorno alla polizia, dando le impronte digitali, essendo quindi criminalizzati. Ma le leggi italiane danno a questure e prefetture totale libertà di azione. Ciò significa che fanno quello che vogliono, e possono decidere arbitrariamente a chi dare e non dare il permesso.

D. Quindi, insomma, l’informazione secondo la quale questo genere di autorizzazioni o permessi vengono rilasciati previo scambio di informazioni tra i rispettivi servizi segreti è dubbia?
R. Penso che i servizi segreti vengano mobilitati in casi molto rari e non tanto per il rilascio di un permesso di soggiorno, quanto per la cittadinanza. Il problema non è tanto quello. Cioè, il problema non è impedire che un terrorista o un delinquente venga in Italia. Il problema è l’esatto contrario, cioè che la totale arbitrarietà non solo non va in questa direzione, ma in quella opposta.

D. Lei ha delle vicende personali da raccontare su questo tema?
R. Assolutamente sì, a causa dell’arbitrarietà della quale stavo parlando. Devo aggiungere che a questa arbitrarietà legale si somma quella illegale. Perché? Perché una volta che una autorità riceve totale libertà di azione, niente di strano che ci siano dei fenomeni, dei quali si può leggere sulla stampa, di mazzette o regali date a funzionari di questure e prefetture per ottenere il permesso di soggiorno o la cittadinanza. E sottolineo, le cose che escono sulla stampa sono solo la punta dell’iceberg. Quindi, in generale anche io e mia moglie ci siamo trovati in questo contesto che ho descritto, e cioè di discriminazione e di criminalizzazione istituzionale contro il quale non si può fare nulla. Perché sei tu individuo contro lo Stato, tu famiglia contro lo Stato. Queste cose succedono dappertutto, in Sardegna, altrove, ma devo dire che essere stato vittima di razzismo nel posto dove sono nato e cresciuto è stata un’esperienza difficile da descrivere. Devo anche notare che quando abbiamo cercato dei canali per parlare di queste tematiche siamo stati ascoltati solo dallo Spazio Antifascista, dal settimanale L’Ortobene e da Radio Barbagia. Alcune cosiddette associazioni, invece, che pure dicono a chiacchiere di sostenere gli immigrati, non solo non ci hanno ascoltato, ma ci hanno addirittura insultato dicendo che dovevamo rivolgerci agli assistenti sociali o al medico. Quindi cosa si può fare? Non è facile, perché gli immigrati e le famiglie miste si trovano in una tale situazione di discriminazione, indifferenza e isolamento che è davvero difficile fare qualcosa. Si tratta di una minoranza discriminata da una maggioranza che trae vantaggio da questa discriminazione. Certamente, qualunque cambiamento deve passare attraverso la mobilitazione degli immigrati stessi. Vedo segnali positivi in questo senso, ma non basta.

D. La classe politica non è molto sensibile a questo tema? Per una certa parte…
R. Assolutamente no. Lei scherza? Cioè, se Lei intende la classe politica istituzionale, non solo è totalmente insensibile, ma sono dentro sino al collo nel sistema che ci discrimina. Ecco perché, io Le dico: sia io che mia moglie, io che sono sempre stato cittadino italiano, e mia moglie, che lo è da circa un anno, abbiamo deciso di non votare più, perché non troviamo nessun partito che ci rappresenti.

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