Migranti La sentenza di Napoli
Leggi anche Esposto di Actionaid alla Corte dei conti sui centri in Albania
Il fatto non costituisce reato. Per questo il tribunale di Napoli ha assolto quattro cittadini migranti, tre del Sudan e uno del Ciad, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Erano stati soccorsi dalla Ocean Viking a luglio 2024. La tesi degli inquirenti era la solita in queste vicende: qualcuno guidava, chi guida è uno scafista e compie il reato previsto dall’articlo 12 del testo unico immigrazione. Una tesi crollata in fase di dibattimento, tanto che anche il pm ha chiesto l’assoluzione.
Da un lato le avvocate della difesa, Martina Stefanile e Tatiana Montella, hanno dimostrato una serie di fallacie investigative: «Le dichiarazioni rese dagli altri migranti non erano accusatorie verso i nostri assistiti. Inoltre non è stata condotta alcuna analisi dei telefoni per verificare inesistenti connessioni con le organizzazioni criminali libiche», affermano. Dall’altro lato è emerso lo stato di necessità in base al quale i quattro avevano agito. Condizione basata su tre elementi: la fuga da paesi in cui rischiavano la vita, il sistema di prigionia e tortura subito in Libia, il fatto di aver guidato – almeno in due casi – per riacquistare la libertà. «Il processo ha scardinato la teoria che equipara il capitano della barca al trafficante, teoria che in casi analoghi apre sistematicamente le porte del carcere preventivo. È poi prevalso il concetto che la tutela della vita delle persone attraverso la ricerca di protezione al di là del Mediterraneo prevale sul controllo statale delle frontiere», affermano le due legali.
Sempre ieri la Corte d’assise di Agrigento ha assolto tre uomini di Ghana, Gambia e Nigeria dall’accusa di essere gli scafisti di una barca partita il 29 dicembre 2023 dalla Libia. Erano morte due persone, ma gli imputati «non hanno commesso il fatto».
Dal Manifesto 05/12/2025, 20:34 articolo aggiornato
