Genova, mazzette sui migranti e dossieraggi anti Salis: indagato l’ex assessore meloniano Gambino

Notizie riservate filtrate dagli atti della polizia municipale e usate per colpire la candidata avversaria, Silvia Salis, oggi sindaca di Genova. Mazzette per decine di migliaia di euro, pagati alle società della moglie, dagli imprenditori che lucravano proprio su quell’emergenza migranti spesso attaccata dalla destra. Vigili trasformati in poliziotti, di cui a un certo punto si è perso completamente il controllo: quindici agenti sono ora accusati di aver falsificato verbali d’arresto, aver pestato malcapitati, tutti stranieri, e in alcuni casi di averli derubati di piccole quantità di droga o di soldi, usati per creare una sorta di “cassa comune”. Abusi di cui poi i vigili indagati si vantavano in una chat interna “i bravi ragazzi”, citazione dal film di Martin Scorsese The Goodfellas. L’inchiesta della Procura di Genova è deflagrata ieri e ha portato a varie perquisizioni.

Sono questi gli elementi principali che costituiscono l’inchiesta che ieri ha travolto Sergio Gambino ex assessore alla Sicurezza delle giunte di Marco Bucci, indagato per corruzione e divulgazione di notizie coperte da segreto. Per anni Gambino è stato l’uomo forte di Fratelli d’Italia nelle amministrazioni del centrodestra genovese. Avevano fatto molto discutere alcune sue iniziative, come la partecipazione alle commemorazioni dei caduti della Repubblica sociale italiana con la fascia tricolore, in rappresentanza del Comune di una città che vanta una medaglia d’oro alla Resistenza per essersi liberata da sola dall’occupazione nazifascista.

I dossieraggi. Nel pieno della campagna elettorale per le amministrative di Genova Silvia Salis fu oggetto di una campagna stampa de La Verità, con puntate quasi quotidiane, nell’ultima decina di giorni prima del voto. Una delle notizie principali pubblicata riguardava un incidente stradale, avvenuto otto mesi prima. Secondo la Procura di Genova dietro quelle pubblicazioni si nascondeva una sorta di dossieraggio politico. Fu Gambino a passare il verbale, secretato, al giornale di destra. Documenti che andarono ad arricchire una delle puntate. A fornire l’atto a Gambino fu il comandante della polizia municipale Gianluca Giurato, indagato insieme al suo assessore di riferimento: “Violando i doveri inerenti alla sua pubblica funzione – scrivono i pm della Procura di Genova – rivelava a Giacomo Amadori, giornalista della Verità, notizie d’ufficio che dovevano restare segrete”. Lo stesso Gambino fu tra i primi a commentare la notizia dell’incidente di Salis sui social.

Pochi giorni più tardi, Gambino passò allo stesso giornalista un’altra notizia su una denuncia nei confronti di un ristoratore candidato con Silvia Salis, Matteo Zedda, segnalato (nientemeno che) per un presunto allaccio abusivo della corrente per alimentare il suo dehors. Una querelle che avviene nel contesto dei giardini Luzzati, spazio pubblico gestito da associazioni considerate vicine alla galassia di centrosinistra, poco gradite all’amministrazione di centrodestra. “Se questo dossieraggio nei miei confronti fosse dimostrato – ha commentato ieri la sindaca di Genova – sarebbe un fatto gravissimo, specchio di una certa politica e del clima in cui è avvenuta la campagna elettorale. Significherebbe che per discreditare un avversario politico sono state usate funzionari e risorse pubbliche. Mi stupisce il silenzio dell’opposizione. Non hanno niente da dire?”.

La corruzione. Sono le accuse più gravi nei confronti di Gambino. La contestazione principale è di “aver asservito la funzione ricoperta agli interessi privatistici di Luciano Alessi e Artan Taipi”. Alessi è un noto imprenditore nel settore delle residenza per anziani, già finanziatore di Giovanni Toti, che in questo caso viene indagato per i favori che avrebbe ricevuto con due società – Ellev srls e Cirneco srl – beneficiarie di assegnazioni senza gara per oltre 1,5 milioni di euro per la gestione dei minori stranieri non accompagnati. Alcuni di quei centri fuorono oggetto di proteste, in un caso anche di “revoca del contratto per grave inadempimento”, per via delle condizioni in cui venivano tenuti gli ospiti. Gambino sarebbe stato corrotto con decine di migliaia di euro di versamenti alla società di cure dentali della moglie, la Dentaland. Polizia e Finanza, coordinate dai pm Arianna Ciavattini, Federico Manotti e Sabrina Monteverde, avrebbero trovato traccia di una doppia contabilità durante le perquisizioni e stanno passando al vaglio circa 150mila euro di fatture per operazioni ritenute inesistenti. Alessi avrebbe finanziato con 4.400 euro anche la serata finale della campagna elettorale di Gambino alle elezioni regionali del 2024, organizzata nella discoteca Makò. E tra le promesse all’amico politico aveva proposto anche di aiutarlo politicamente promuovendo incontri con i degenti delle sue strutture sanitarie. Per favorire l’amico imprenditore, scrivono gli investigatori, Gambino fornì informazioni “in violazione del segreto d’ufficio” su una gara riguardante un centro per minori con problemi psichiatrici e di tossicodipendenze”.

Taipi è invece un imprenditore attivo nel settore dei ponteggi, accusato di aver pagato all’assessore pernottamenti in un hotel del centro di Genova e un appartamento messo a disposizione gratuitamente per sei mesi. Insieme ad Alessi aveva promesso a Gambino di nominarlo manager presso lo storico negozio di abbigliamento Bagnara, una volta concluso l’acquisto del brand. Taipi in cambio favori di vario genere: cose come lo sveltimento di una pratica di occupazione dl suolo pubblico, il blocco di un intervento della polizia locale in un locale dove stava lavorando senza permessi, il rilascio di un passo carrabile.

Ci sono poi altri due indagati, legati al mondo delle cooperative che lavorano con i migranti: Enrico Malagamba e Francesco Fracchiolla, legato alla cooperativa Misericordia. Anche in questo caso il patto corruttivo sarebbe stato pagato attraverso versamenti alla società della moglie di Gambino (non indagata). Malagamba e Fracchiolla anche hanno pagato per periodi auto in uso a Gambino, una cena elettorale, Fracchiolla avrebbe versato anche 3mila euro “a nero”. Tra gli episodi contestati c’è il trasferimento di minori non accompagnati ospitati in alcune strutture nel centro di Genova, in un centro al Sassello, nell’entroterra savonese, uno degli appalti ottenuti dalla cooperativa grazie alla “messa a disposizione” dell’assessore meloniano.

Tra gli indagati c’è anche Artur Marashi, imprenditore albanese attivo nella security già finito in varie inchieste a cavallo tra criminalità e ultras del Genoa. Anche Marashi avrebbe contribuito a finanziare le attività della moglie del politico, a cui in un caso avrebbe procurato anche 4 biglietti in tribuna d’onore allo stadio. Il 21 giugno del 2024 Gambino consentì anche al ristorante panoramico viaggiante “Dinner in the sky”, sospeso a cinquanta metri nella cornice del Porto antico, di iniziare le attività, nonostante mancassero i controlli sulla sicurezza.

Gli abusi della polizia locale. Il cambio di pelle della polizia locale genovese è stato uno dei grandi cavalli di battaglia di Gambino e delle giunte di Marco Bucci e Pietro Piciocchi. Non più vigili, ma polizia del territorio. Politiche criticate, anche a livello istituzionale, per le sovrapposizioni di competenze con carabinieri e polizia, senza peraltro adeguate competenze. Molti allora criticarono anche la svolta securitaria: servizi antidroga, pattuglioni in divisa, nuove dotazioni ed equipaggiamenti di ispirazione militare. Il terzo filone di indagine ha partorito quindici agenti indagati, per almeno tre episodi di pestaggi, uno di questi conclusosi con quindici giorni di prognosi dell’arrestato. Fra le accuse ci sono quelle di aver redatto falsi verbali, picchiato stranieri e coperto poi le violenze. In alcuni casi viene contestata la sottrazione di droga e soldi.

Il fatto quotidiano
Articolo di : Marco Grasso

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