“Non si sa quante donne e bambini si trovassero nella stiva e nelle parti basse della nave, tuttavia, secondo le testimonianze, al momento dell’incidente molte donne e bambini stavano dormendo”. Passano le ore e si affievoliscono sempre di più le speranze di trovare nuovi sopravvissuti al drammatico naufragio al largo delle coste della Grecia. Al momento si parla di almeno 78 morti, ma i passeggeri erano più di 700 e sono state portate in salvo solo 100 persone. Christina Nikolaidou, responsabile della comunicazione dell’Oim Grecia, al sito di Efsyn ha confermato i timori che ci fossero quasiun centinaio di bambini a bordo e ha aggiunto che probabilmente, stando alle testimonianze raccolte, stavano dormento nella parte bassa del peschereggio.
Gli interpreti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) sono riusciti a parlare con la maggior parte dei superstiti ricoverati nell’ospedale di Kalamata. “Le persone sono sotto shock, ma insistono sul fatto che a bordo dell’imbarcazione c’erano 700-750 persone”, ha detto ancora Nikolaidou. “Ma non è lo shock che impedisce loro di avere un quadro chiaro, quanto piuttosto il fatto che erano ammassate l’una sull’altra e quindi avevano un campo visivo limitato. Ricordano poi che molti viaggiavano con le loro famiglie”.
Intanto sono andate avanti tutta la notte le ricerche dei superstiti al largo di Pylos, ma senza risultato. Il rappresentante della Guardia Costiera locale, Nikos Alexiou, ha fatto sapere che le indagini continuano e al momento sul luogo della tragedia marittima sono al lavoro una fregata della Marina con tre imbarcazioni, mentre un elicottero sta prestando assistenza. È stata inoltre estesa l’area delle operazioni di ricerca e soccorso al largo della costa sudoccidentale del Paese, ma oggi le operazioni dovrebbero terminare.
Continuano, inoltre, le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti e sotto accusa ci sono proprio le operazioni di soccorso da parte della autorità greche. Ieri sono stati arrestati i nove presunti trafficanti, egiziani di età compresa fra i 20 e i 40 anni, e che sono fra i 105 sopravvissuti al naufragio. Sono accusati di omicidio colposo, traffico di esseri umani e di essere parte di una organizzazione criminale. Nelle prossime ore, tutti gli altri sopravvissuti saranno portati in un centro di accoglienza a nord di Atene dove saranno registrati e da dove potranno presentare la loro richiesta di asilo.
Tanti ancora i dubbi su cosa è successo al momento del naufragio. Secondo quanto fatto trapelare dalla Guardia costiera, c’è stato un avvicinamento al barcone in difficoltà. “Poco prima delle 23, l’equipaggio della nave 920 della Guardia Costiera ha puntato i fari sul peschereccio e ha informato i passeggeri con gli altoparlanti che, a causa del sovrappeso, erano in pericolo e che non sarebbero riusciti a raggiungere le coste italiane. I guardacoste hanno anche usato una corda per agganciare il peschereccio e controllare le condizioni al suo interno. Con queste parole una fonte interna alla Guardia costiera greca ha confermato a Kathimerini un tentativo delle autorità greche di trainare il peschereccio poi naufragato a sud del Peloponneso. Alcuni dei passeggeri, tuttavia, che continuavano a opporsi alla prospettiva di essere portati in Grecia anziché in Italia, avrebbero slegato la corda per continuare la rotta verso nord. Questo particolare incidente si è verificato alle 23.00, diverse ore prima dell’affondamento dell’imbarcazione”. Diverse le versioni di alcuni dei sopravvissuti, secondo cui nessuno avrebbe dimostrato l’intenzione di voler proseguire verso l’Italia. E mettono sotto accusa le reali intenzioni delle autorità greche che non sarebbero intervenute in tempo per il salvataggio.
Le associazioni impegnate sul campo, e non solo, chiedono che si faccia luce al più presto su quanto avvenuto. “Siamo di fronte a una tragedia di dimensioni inimmaginabili, che oltretutto era totalmente evitabile”, ha detto Adriana Tidona, ricercatrice di Amnesty International. “Sollecitiamo un’indagine urgente, approfondita, indipendente e imparziale su cosa abbia causato questa catastrofe e chiediamo assistenza e sostegno per le persone sopravvissute, ci sono molte domande che necessitano una risposta: perché un’operazione di ricerca e soccorso non è stata lanciata assai prima? Cosa ha provocato il capovolgimento dell’imbarcazione? Coloro che hanno perso la vita, le persone sopravvissute e le famiglie coinvolte hanno bisogno di trasparenza, verità e giustizia”.
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Erri Deluca: La mia preghiera laica
Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Mare nostro che non sei nei cieli
tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire
Our Father Sea who are not in heaven
and enclose the borders of the island and of the world
hallowed be thy salt
hallowed be your depth.
Receive the crowded boats
with no course over your waves
the fishermen sailing all night long
their nets dropped among your creatures
who came back in the morning with the catch
of the rescued shipwrecks.
Our Father Sea who are not in heaven
at dawn you get the colour of the grain
at sunset you get the colour of the grapes
we have sowed you with drowned people
more than in any other storming age.
Our Father Sea who are not in heaven
you are fairer than the mainland
also when you raise waves like walls
then you drop them to the carpet.
Take care of the visits, of the lives
fallen as leaves on the alley
be an autumn for them
be a caress, a hug, a kiss on the brow
of mom and dad before the leaving son.
